La Banda Cittadina non è scomparsa perché fosse inefficace, obsoleta o tecnicamente superata. È stata abbandonata perché il contesto umano e sociale che la rendeva necessaria è stato progressivamente anestetizzato. Non sostituito, ma anestetizzato. La CB nasce e prospera in un’epoca in cui comunicare a distanza non è un gesto automatico, ma una scelta consapevole, spesso faticosa, che richiede attenzione, disciplina minima e presenza mentale. Quando la comunicazione diventa invisibile, sempre disponibile, apparentemente gratuita e senza attrito, strumenti come la CB smettono di sembrare utili, non perché non funzionino, ma perché ricordano che comunicare è un atto, non un riflesso.

Il primo vero colpo alla CB non è stato Internet, ma il telefono cellulare. Non per motivi tecnici, ma culturali. Il cellulare ha spostato la comunicazione dal piano collettivo a quello individuale, dal “chi ascolta può intervenire” al “parlo solo con chi voglio io”. La CB era uno spazio condiviso, rumoroso, imperfetto, ma aperto. Il telefono ha introdotto la bolla privata. Questo cambiamento ha modificato il modo in cui le persone percepiscono il valore della comunicazione: non più strumento di coordinamento o di scambio spontaneo, ma servizio personalizzato, filtrato, silenzioso verso l’esterno.

Con l’arrivo degli smartphone, la disconnessione tra utilità reale e percezione di utilità si è completata. Mappe, messaggi, social, gruppi, notifiche, tutto concentrato in un unico oggetto che promette controllo totale e immediatezza. In questo scenario la CB appare lenta, grezza, limitata. Non perché lo sia in senso assoluto, ma perché non segue la logica dell’efficienza percepita. Richiede di ascoltare prima di parlare. Costringe a sintetizzare. Espone all’errore umano. Non protegge dall’imprevisto, lo rende evidente. In una cultura che rimuove sistematicamente il concetto di fallimento e di rumore, questo è diventato inaccettabile.

Un altro fattore determinante è stato il progressivo spostamento della tecnologia verso infrastrutture sempre più complesse e opache. La CB funziona perché è semplice. Proprio per questo è stata considerata povera. L’idea dominante degli ultimi trent’anni è che più una tecnologia è sofisticata, più è affidabile. In realtà è vero il contrario in contesti di stress: più strati, più dipendenze, più punti di rottura. La CB non richiede account, server, aggiornamenti, autenticazioni, torri intelligenti o sincronizzazioni. Ma questa semplicità è stata letta come arretratezza, non come resilienza.

C’è poi un aspetto meno dichiarato, ma decisivo: la perdita di cultura tecnica diffusa. La CB presuppone una minima comprensione del mezzo, del contesto radioelettrico, dell’ambiente in cui si opera. Non è plug-and-forget. Richiede attenzione all’antenna, all’installazione, al rumore, alla propagazione. Con il tempo, la società ha delegato completamente la comprensione tecnica agli specialisti, trasformando gli utenti in consumatori passivi. In questo scenario, uno strumento che funziona meglio quanto più l’operatore è consapevole diventa scomodo. Non fallisce, viene semplicemente messo da parte.

Infine, la CB è stata abbandonata perché non promette nulla. Non garantisce copertura. Non assicura risposta. Non vende sicurezza. Offre solo una possibilità concreta: se qualcuno ascolta, puoi comunicare. In un mondo costruito su promesse di affidabilità totale, questa onestà è stata interpretata come debolezza. Ma è esattamente questa assenza di marketing, questa nudità funzionale, che oggi la rende di nuovo rilevante. La CB non è morta. È stata lasciata indietro da una società che ha confuso comodità con solidità.

NON EMERGENZA: PERCHÉ ANCHE NEL PREPPING SERVE IMPARARE A SPEGNERE

C’è un momento, in ogni progetto che cresce, in cui diventa necessario fermarsi e guardare non a ciò che manca, ma a ciò che sta iniziando a pesare. Prepping Cittadino nasce per aiutare le persone a orientarsi nella complessità quotidiana, a non farsi trovare impreparate davanti ai piccoli e grandi imprevisti della vita moderna. Traffico bloccato, comunicazioni che saltano, servizi che non funzionano, catene logistiche fragili. Tutto questo resta vero, resta reale, resta parte del quadro. Ma col tempo è emersa una consapevolezza nuova, forse inevitabile: prepararsi non significa solo sapere cosa fare, cosa manca, cosa succede quando qualcosa va storto. Significa anche sapere quando non fare nulla.

Viviamo immersi in un contesto che tende a trasformare ogni segnale in allarme. Piove poco e si parla di allerta. Piove normale e si parla di rischio. Piove tanto e il linguaggio è già quello dell’emergenza. Questo meccanismo non riguarda solo il meteo, ma attraversa tutta la comunicazione contemporanea. Tutto è urgente, tutto è potenzialmente pericoloso, tutto richiede attenzione immediata. Il cervello umano, però, non è progettato per vivere in uno stato di attivazione continua. Quando l’allerta diventa permanente, perde la sua funzione originaria. Non protegge più, logora.

Il Prepping Cittadino, nella sua forma più diffusa, lavora giustamente sul “se”. Se manca l’acqua. Se cade la rete. Se il traffico si blocca. Se il sistema rallenta. È un approccio sano, razionale, utile. Ma quasi mai si pone la domanda opposta: quando non serve reagire? Quando un segnale è solo rumore? Quando è più intelligente spegnere l’allerta invece di alzarla? Questo vuoto, col tempo, diventa una fragilità. Perché senza una soglia di non-azione, la preparazione rischia di trasformarsi in tensione organizzata.

Da qui nasce la scelta, di introdurre un nuovo spazio che abbiamo deciso di chiamare semplicemente “Non Emergenza”. Non come provocazione, ma come atto di responsabilità. Non come fuga dalla realtà, ma come ritorno a una lettura più sana della realtà stessa. Una zona di disintossicazione, nel senso più concreto del termine. Un luogo mentale prima ancora che operativo, in cui abbassare il volume del rumore, ristabilire le proporzioni, ricordarsi che la vita non è fatta solo di scenari critici ma, nella stragrande maggioranza dei casi, di normalità, di bellezza, di cose che funzionano.

All’interno di Prepping Cittadino, “Non Emergenza” non sarà uno spazio motivazionale, né un angolo buonista. Sarà un luogo legittimo in cui condividere cose belle, momenti positivi, segnali di normalità, frammenti di vita che aiutano a rimettere a fuoco il quadro generale. Perché anche questo è preparazione. Allenare il giudizio significa anche allenarsi a riconoscere quando non c’è nulla da fare, quando non c’è nulla da temere, quando è giusto fermarsi e respirare.

La vera resilienza non nasce dall’essere sempre pronti a reagire, ma dal saper calibrare la risposta. Un sistema che resta sempre in allerta finisce per consumarsi. Una persona che non sa mai spegnere, prima o poi perde lucidità. Inserire una zona di disintossicazione all’interno di un progetto di preparazione non è una contraddizione, è un completamento. È il segno che il progetto è cresciuto abbastanza da non avere più bisogno di alimentare la paura per giustificare la propria esistenza.

“Non Emergenza” nasce così. Come spazio condiviso di equilibrio. Come esercizio collettivo di maturità. Come promemoria silenzioso del fatto che prepararsi serve a vivere meglio, non a vivere peggio. E che, molto spesso, la cosa più intelligente da fare è ricordarsi che va tutto bene.

STRUTTURA & DECODIFICA QRZ

Nel progetto Prepping Cittadino CB il QRZ non è un nominativo libero, né un semplice vezzo radiofonico. È un elemento operativo preciso, assegnato solo ed esclusivamente a chi partecipa attivamente al programma. Non si sceglie, non si improvvisa. Il QRZ viene attribuito perché si è dentro il progetto, non per il solo fatto di possedere una radio.

La sua funzione è chiara: identificare persone reali che operano all’interno di un contesto strutturato, con una logica orientata alla comunicazione civile e alla gestione consapevole della CB in ottica di Prepping Cittadino. Non è un gioco, non è folklore, non è collezionismo di sigle.

La struttura del QRZ è volutamente diversa da quella tradizionale. La prima cifra identifica la zona geografica, e segue la logica tradizionale radioamatoriale. Segue POC, riferimento a contesto Prepping di attività Operativa da parte di un Cittadino. Le ultime tre posizioni sono lettere minuscole, non numeri. Questa scelta non è estetica, ma concettuale: distingue immediatamente il programma dai sistemi CB e PMR classici e comunica un’identità nuova, più ordinata e professionale.

STRUTTURA

ESEMPIO PRATICO

Un QRZ come 1POC-mqu non indica semplicemente “chi sei”, ma da dove operi e a quale contesto appartieni. Chi ascolta capisce subito che non si tratta del solito gruppo radio, ma di un programma strutturato, con una logica chiara e obiettivi precisi.

Il QRZ viene utilizzato durante le attivazioni ufficiali del progetto e rappresenta un segno di partecipazione reale. Non è pensato per essere accumulato o sfoggiato, ma per essere usato correttamente, in modo disciplinato, all’interno delle finestre operative. È uno strumento di ordine e riconoscibilità, non di competizione.

In questo progetto la CB non è nostalgia e il QRZ non è vanità. Sono strumenti semplici, ma usati con criterio, per preparare le persone a comunicare quando serve davvero.

CB 27 MHz COME INFRASTRUTTURA DI COMUNICAZIONE CIVILE IN EMERGENZA

CONTENUTI RISERVATI AI SOLI UTENTI REGISTRATI

CAPITOLO 1

PERCHÉ PARLARE DI CB OGGI (NON È UN PASSO INDIETRO)

  • Perché la CB è stata abbandonata
  • Perché proprio questo la rende di nuovo utile
  • Differenza tra tecnologia “di moda” e tecnologia “resiliente”
  • La CB come tecnologia anti-fragile
  • Il concetto di “infrastruttura minima” nel Prepping Cittadino

CAPITOLO 2

STORIA OPERATIVA DELLA BANDA CITTADINA

  • Nascita della CB e contesto geopolitico
  • Uso civile, uso emergenziale, uso informale
  • Anni d’oro: perché funzionava
  • Declino: cosa è cambiato davvero (non solo Internet)
  • Le lezioni operative lasciate dal passato

CAPITOLO 3

QUADRO NORMATIVO E REALTÀ PRATICA

  • Regolamentazione italiana ed europea
  • Cosa è consentito, cosa è tollerato, cosa è vietato
  • Potenza, canali, modalità
  • Differenza tra teoria normativa e pratica sul campo
  • Responsabilità dell’operatore in contesto emergenziale

CAPITOLO 4

FONDAMENTI TECNICI DELLA CB (27 MHz)

  • Cos’è realmente la banda 27 MHz
  • AM, FM, SSB: differenze operative reali
  • Canali, larghezza di banda, rumore
  • Il concetto di segnale utile vs segnale percepito
  • Perché “si sente ma non si capisce”

CAPITOLO 5

PROPAGAZIONE: LA CHIAVE DI TUTTO

  • Propagazione di superficie
  • Propagazione ionosferica (skip)
  • Influenza del ciclo solare
  • Quando la propagazione aiuta
  • Quando diventa un problema in emergenza
  • Come riconoscere le condizioni di propagazione
  • Strategie operative per convivere con lo skip

CAPITOLO 6

ANTENNE: IL 90% DEL RISULTATO

  • Antenna come vero cuore del sistema
  • Lunghezza d’onda e compromessi reali
  • Verticali, dipoli, loop, mobili
  • Antenne fisse vs mobili
  • Installazione in ambiente urbano
  • Installazione in ambiente rurale
  • Errori comuni che rendono inutile una radio costosa

CAPITOLO 7

INSTALLAZIONE E TARATURA CORRETTA

  • ROS: cos’è davvero e perché conta
  • Strumentazione minima indispensabile
  • Cavi, connettori, masse, piani di terra
  • Interferenze domestiche moderne
  • Come diagnosticare un impianto che “non va”

CAPITOLO 8

STAZIONI CB IN CONTESTO DI EMERGENZA

  • Stazione fissa di riferimento
  • Stazione mobile
  • Stazione portatile improvvisata
  • Alimentazione in assenza di rete elettrica
  • Batterie, gruppi di continuità, pannelli
  • Autonomia reale di una stazione CB

CAPITOLO 9

COMUNICARE DAVVERO: TECNICHE OPERATIVE

  • Come chiamare correttamente
  • Come farsi capire nel rumore
  • Gestione della voce
  • Brevità, chiarezza, ridondanza
  • Errori comunicativi che causano caos
  • Differenza tra parlare e comunicare

CAPITOLO 10

ORGANIZZAZIONE DI RETE SPONTANEA

  • Canali di monitoraggio
  • Canali operativi
  • Canali di emergenza
  • Turnazioni, ascolto, presidio
  • Ruoli informali (nodo, ripetitore umano, ponte)
  • Disciplina minima senza gerarchia

CAPITOLO 11

CB E PREPPING CITTADINO: SCENARI REALI

  • Blackout elettrico prolungato
  • Blocco infrastrutturale
  • Alluvioni, incendi, neve
  • Interruzione Internet e telefonia
  • Coordinamento tra cittadini non addestrati
  • CB come “collante sociale” in crisi

CAPITOLO 12

LIMITI DELLA CB (E PERCHÉ NON VANNO NEGATI)

  • Limiti di portata
  • Limiti di affidabilità
  • Limiti legali
  • Limiti operativi
  • Perché non è una soluzione totale
  • Come integrare la CB con altri strumenti

CAPITOLO 13

CB OGGI: UN’OPPORTUNITÀ UNICA

  • Spopolamento delle frequenze
  • Minor rumore umano
  • Minor conflittualità
  • Maggiore efficacia locale
  • La CB come rete “vuota” pronta all’uso

CAPITOLO 14

ADDESTRAMENTO CONTINUO E CULTURA OPERATIVA

  • Allenarsi senza emergenza
  • Routine settimanali
  • Ascolto passivo come allenamento
  • Trasmettere competenze ad altri
  • Creare micro-nuclei locali

CAPITOLO 15

VISIONE FINALE: LA CB COME INFRASTRUTTURA CIVILE

  • Non nostalgia
  • Non hobby
  • Non folklore
  • Ma strumento semplice, robusto, umano
  • CB: coerente con il Prepping Cittadino

Ci sono esperienze che spiegano meglio di mille discorsi perché qualcosa sta cambiando davvero. Quella vissuta oggi da Carlo e Alessia è una di queste.

Un’auto in panne per la batteria, zona Tordiquinto a Roma Nord. Il papà di Alessia bloccato. Carlo che parte da Aprilia per raggiungerlo. Una situazione normale, quotidiana, di quelle che capitano a chiunque. Nessun scenario estremo, nessuna catastrofe. Solo vita reale.

La differenza è arrivata quando lo smartphone ha smesso di fare il suo lavoro. iPhone scarico. Cavetto guasto. Fine delle chiamate. Fine delle mappe. Fine delle “soluzioni moderne” su cui tutti facciamo affidamento senza pensarci troppo. Qui è entrata in gioco la PoC Radio. La PoC di Carlo, una Motorola, era già accesa e attiva sulla piattaforma PoC Radio Italia. Come sempre. Canale pronto. Comunicazione pronta. Nessuna app da aprire. Nessuna chiamata da rifare. Nessuna distrazione.

Alessia, da casa con la sua PoC INRICO, ha fatto ciò che una persona lucida e preparata fa quando ha gli strumenti giusti: ha guidato Carlo via PoC solo quando serviva. Poche parole. Indicazioni chiare. Tempi giusti. “Gira a destra.” … “Alla fine del raccordo ricontattami.” … Silenzio quando il silenzio era utile.

Nel frattempo, Alessia faceva anche da ponte con suo padre al telefono, raccogliendo informazioni e ritrasmettendole via PoC. Una centrale operativa familiare, naturale, senza stress. Risultato? Telefono spento. Zero perdite di tempo. Collegamento sempre attivo. Arrivo diretto, senza confusione.

Alcuni dicono: “la PoC non è fare radio!” … ma questa esperienza risponde a chiare lettere. Questa non è nostalgia del passato. Questa è evoluzione. La necessità di comunicare in modo semplice, diretto, affidabile è sempre stata la stessa. Cambia lo strumento, non il bisogno. La tecnologia PoC prende quella logica antica, parlare quando serve, ascoltare sempre, e la porta dentro il presente, dentro le famiglie, dentro la vita quotidiana. Ed è qui che il Prepping Cittadino mostra il suo vero significato. Non accumulare paure. Non immaginare scenari estremi. Ma costruire calma, metodo, attitudine mentale.

Carlo e Alessia non hanno “eroicamente risolto un’emergenza”. Hanno fatto qualcosa di molto più importante: non hanno aggiunto disagio a una situazione già scomoda. Hanno gestito, con criterio, una difficoltà reale. Questo è ciò che insegna il Prepping Cittadino quando è fatto bene. Con gli strumenti giusti e la mentalità giusta, anche un imprevisto diventa gestibile. E quando la comunicazione funziona davvero, non serve altro. Questa è la prova che qualcosa sta cambiando. Ed è un cambiamento silenzioso, concreto, umano.

Quella che oggi viene chiamata “truffa Truman Show” non è solo una nuova frode finanziaria, è un cambio di paradigma. Non siamo più davanti al classico sito farlocco, alla mail scritta male o al finto broker che ti chiama con un accento improbabile. Qui il punto non è l’inganno tecnico, ma la costruzione di una realtà. Una realtà credibile, rassicurante, quotidiana. Ed è proprio questo che dovrebbe farci drizzare le antenne, soprattutto se ragioniamo in ottica di Prepping Cittadino.

Il meccanismo è subdolo perché gioca su una cosa che usiamo ogni giorno senza più pensarci: la fiducia nei contesti digitali. Un messaggio su WhatsApp, una pubblicità vista distrattamente sui social, un invito apparentemente innocuo a entrare in un gruppo “privato”. Nulla di aggressivo, nulla che sembri una forzatura. Anzi, tutto è studiato per abbassare le difese. Nel gruppo trovi persone che parlano come te, che fanno domande sensate, che mostrano piccoli guadagni, che condividono entusiasmo ma senza eccessi. È qui che scatta il corto circuito mentale: se è tutto così normale, allora è tutto vero.

Il punto centrale, che emerge chiaramente anche dalle analisi dei ricercatori di sicurezza, è che quella comunità non esiste. È una scenografia. Profili, messaggi, risposte, perfino gli errori di battitura: tutto è generato o orchestrato da sistemi automatici. Non c’è bisogno di virus, non c’è bisogno di link malevoli. La trappola non è nel telefono, è nella testa. E quando una persona si sente “dentro” un ambiente professionale, strutturato, coerente, smette di fare le domande giuste.

La fase successiva è quasi inevitabile. Ti propongono un’app, scaricabile dagli store ufficiali, con un’interfaccia pulita, grafici chiari, numeri che sembrano avere un senso. Apri un portafoglio virtuale, carichi una prima cifra, magari piccola, e vedi subito un ritorno. Non perché stai guadagnando davvero, ma perché qualcuno ha deciso che tu debba vedere quel numero crescere. A quel punto il passo successivo è fornire documenti, dati personali, foto. Ed è lì che il danno smette di essere solo economico e diventa strutturale. Quei dati possono essere riutilizzati, rivenduti, riciclati in altre frodi, magari mesi dopo, quando non colleghi più i puntini.

Molti commenti letti su internet oscillano tra l’ironia e il giudizio … “ma davvero qualcuno ci casca?”, “se investi via WhatsApp te lo meriti”. È una reazione comprensibile, ma pericolosa. Perché crea l’illusione che il problema riguardi solo gli ingenui o gli sprovveduti. La realtà, come dimostrano anche casi ben più clamorosi, è che la fiducia è una leva universale. Cambiano i contesti, cambiano le promesse, ma il meccanismo resta lo stesso. Nessuno è immune quando l’ambiente è costruito bene e il tempo gioca a favore del truffatore.

Dal punto di vista del Prepping Cittadino questa storia è una lezione importante. Non parla solo di soldi, parla di resilienza cognitiva. Di capacità di riconoscere quando una situazione è troppo comoda, troppo liscia, troppo rassicurante. Nella vita reale ci siamo abituati a diffidare dello sconosciuto che bussa alla porta. Nel digitale, invece, apriamo senza guardare dallo spioncino. E oggi quello spioncino è diventato più difficile da usare, perché davanti non c’è più una persona, ma un sistema che si adatta, che impara, che migliora: l’intelligenza artificiale.

Prepararsi, in questo caso, non significa diventare paranoici o rifiutare la tecnologia. Significa rallentare. Verificare. Uscire dalla bolla. Se un investimento è valido, può essere verificato anche fuori da un gruppo Telegram. Se un intermediario è reale, esiste anche al di fuori di una chat. Se una piattaforma è seria, non ha bisogno di urgenze emotive, né di spingerti a “non perdere l’occasione”.

La vera difesa, oggi, non è tecnica ma culturale. È la capacità di riconoscere che il rischio non arriva più solo da ciò che è palesemente falso, ma da ciò che sembra fin troppo vero. In un mondo dove l’intelligenza artificiale può costruire interi contesti credibili, la preparazione passa dalla consapevolezza. E quella, come sempre, si allena prima che serva. Non dopo.

COS’È E PERCHÉ NASCE IL PROGRAMMA PREPPING CITTADINO CB

Il Prepping Cittadino nasce da un’esigenza semplice e profondamente umana: proteggere la famiglia, sostenere la comunità, aumentare la resilienza quotidiana delle persone comuni.
Non nasce dalla paura, non nasce da scenari apocalittici, non nasce da ideologie estremistiche. Nasce dall’osservazione della realtà così com’è, con i suoi limiti, le sue fragilità e la necessità concreta di essere un po’ più pronti, senza stravolgere la propria vita.

Il cuore del Prepping Cittadino è la famiglia, intesa non solo come nucleo domestico, ma come primo presidio sociale. Una famiglia che comunica, che si coordina, che mantiene lucidità e contatto con l’esterno è una famiglia che regge meglio qualsiasi imprevisto. Da qui si allarga il cerchio: il quartiere, il paese, la città. È una visione calda, solidale, civica, non individualista.

È importante dirlo con chiarezza: il Prepping Cittadino non ha nulla a che vedere con il prepping estremistico o apocalittico. Non condividiamo l’idea di isolamento, di accumulo ossessivo, di visioni catastrofiste o di contrapposizione alla società. Al contrario, il nostro approccio è inclusivo, realistico e socialmente utile. Prepararsi significa ridurre il caos, non alimentarlo.

Nel corso dei mesi, il percorso di Prepping Cittadino si è evoluto. Attraverso studi, confronti, test pratici e analisi concrete, sono state valutate diverse soluzioni per uno degli aspetti più delicati della resilienza: la comunicazione. Una comunicazione che fosse accessibile, affidabile, indipendente dalle piattaforme commerciali, sostenibile nei costi e comprensibile anche a chi non ha competenze tecniche avanzate.

Dopo molte valutazioni, la scelta è ricaduta non per caso sulla Banda Cittadina (CB). La CB ha una storia comprovata nell’ambito delle comunicazioni civili ed emergenziali. È stata per decenni uno strumento di supporto reale per cittadini, famiglie, viaggiatori, soccorritori informali e comunità locali. Oggi, paradossalmente, proprio perché è stata abbandonata, si trova in una condizione ideale: frequenze libere, poco rumore, spazio per ordine e disciplina.

La Banda CB rappresenta un equilibrio raro:

  • è facilmente accessibile a tutti
  • richiede un investimento economico contenuto
  • non è banale né caotica
  • richiede un minimo di competenza, responsabilità e consapevolezza
  • evita la zona grigia e iper-affollata della PMR 446

Questo equilibrio è fondamentale. Il programma Prepping Cittadino CB non vuole una massa indistinta di persone che parlano a caso. Vuole una presenza consapevole, distribuita sul territorio nazionale, capace di presidiare, comunicare e creare fiducia nel tempo.

La Banda CB, oggi deserta, offre qualcosa di prezioso: spazio e ordine. Due elementi indispensabili per costruire un programma di resilienza cittadina concreto, realistico e realmente attuabile su scala nazionale. Non teoria, non slogan, ma pratica quotidiana.

Prepping Cittadino CB è quindi il risultato di un percorso ponderato, non di una scelta impulsiva.
È una risposta moderna che utilizza uno strumento semplice, collaudato e umano, rimettendolo al centro con una visione nuova: servire la famiglia, rafforzare la comunità, rendere i cittadini un po’ più resilienti, insieme.

Arrivati a questo punto, una cosa deve essere chiara: questa non è una riflessione teorica, né un esercizio accademico. Come progetto e come staff di Prepping Cittadino, abbiamo deciso di attivarci concretamente per accompagnare chi vuole prepararsi in modo serio, accessibile e realistico anche sul piano delle comunicazioni radio. Dopo mesi di analisi, confronti e valutazioni contestualizzate alla vita reale, la CB è emersa come uno degli strumenti più solidi e trasversali per l’organizzazione di comunicazioni emergenziali a livello cittadino, di paese e territoriale. Non l’unico strumento possibile, ma uno standard di riferimento comune, semplice da comprendere, replicabile ovunque e soprattutto già pronto.

UN PROGRAMMA DEDICATO ALLA BANDA CB NEL PREPPING CITTADINO

Per questo motivo Prepping Cittadino avvierà un programma specifico dedicato all’uso della CB in contesti emergenziali civili, con l’obiettivo di:

  • fornire informazioni chiare e concrete
  • aiutare cittadini e famiglie a orientarsi senza confusione
  • supportare la nascita di gruppi locali e territoriali
  • condividere buone pratiche operative
  • favorire un linguaggio comune e riconoscibile

Non si parlerà di scenari estremi o fantasiosi, ma di organizzazione pratica, adatta alla città come ai piccoli centri, nel pieno rispetto delle normative vigenti.

ORGANIZZARSI PRIMA, NON IMPROVVISARE DOPO

L’idea di fondo è semplice: le reti che funzionano in emergenza sono quelle costruite prima, anche solo in forma minima.

Sapere:

  • su quali canali fare riferimento
  • come chiamare
  • come coordinarsi
  • come non creare rumore inutile

fa la differenza tra comunicazione e confusione. Il programma non sarà chiuso né elitario: sarà progressivo, accessibile e aperto a chi vuole contribuire in modo costruttivo.

COLLABORAZIONE APERTA A CHI CONDIVIDE LA VISIONE

Chiunque senta questa direzione come sensata può offrire fin da subito la propria disponibilità.

Non servono titoli, non servono ruoli formali.
Servono:

  • spirito collaborativo
  • approccio pragmatico
  • voglia di costruire qualcosa che sia utile davvero

Che si tratti di:

  • gruppi cittadini
  • realtà di paese
  • singoli che vogliono fare da riferimento locale

c’è spazio per crescere insieme.

COMUNICAZIONI RADIO NELL’EMERGENZA CITTADINA: PERCHÉ LA CB È LA SCELTA PIÙ LUCIDA OGGI

Il Prepping Cittadino non nasce per l’apocalisse. Nasce per le famiglie, per la città, per la vita di tutti i giorni quando qualcosa smette di funzionare come dovrebbe. Un blackout, un’alluvione, una nevicata anomala, una rete mobile satura, un evento improvviso che rompe la normalità senza trasformare il mondo in un film catastrofico. È dentro questo contesto reale, quotidiano, urbano che si inserisce il tema delle comunicazioni. Non “se” comunicare, ma come farlo quando serve davvero.

UNA SCELTA NON IDEOLOGICA, MA COSTRUITA NEL TEMPO

Come staff e come community di Prepping Cittadino non siamo arrivati a una conclusione in modo impulsivo. Abbiamo fatto mesi di analisi, test, confronti, valutazioni tecniche e soprattutto contestualizzazione reale. La domanda non era “Qual è la radio più moderna?” ma “Quale standard è davvero utilizzabile da famiglie e cittadini, oggi, in emergenza?”

Doveva essere:

  • accessibile economicamente
  • utilizzabile legalmente
  • affidabile anche sotto stress
  • adatta alla città come al piccolo paese
  • resistente al caos umano

Dai feedback raccolti, dalle prove sul campo e dall’analisi dei contesti, la CB è emersa come lo strumento più equilibrato, affiancabile ad altri sistemi, ma centrale come riferimento comune.

IL PROBLEMA DELLE COMUNICAZIONI URBANE NON È LA POTENZA

In emergenza urbana il problema principale non è la distanza. È il rumore.

Rumore radio, ma soprattutto rumore umano:

  • persone che parlano tutte insieme
  • uso improprio dei canali
  • urla, panico, portanti continue
  • assenza totale di metodo

PMR 446: UTILE, MA NON PER IL MOMENTO CRITICO

La PMR 446 è diffusa, economica, immediata. Ed è proprio questo il suo limite nel momento sbagliato.

Oggi sulla 446 convivono:

  • attività commerciali
  • bambini che giocano
  • utenti occasionali
  • sperimentazione amatoriale
  • sovrapposizioni costanti

In condizioni normali è già difficile trovare ordine. In emergenza diventa un far west radioelettrico. La PMR non è il male. È semplicemente inadatta al contesto emergenziale urbano, perché non ha alcun meccanismo di filtro. È come cercare silenzio in una piazza affollata.

LA CB: UNA SCELTA CHE FILTRA PRIMA ANCORA DI TRASMETTERE

La Citizen Band oggi viene spesso vista come superata, morta, deserta. In realtà è solo poco rumorosa, e per questo viene sottovalutata.

Tecnicamente la CB offre:

  • 4–5 watt reali
  • lavoro in HF
  • possibilità di antenna esterna
  • portate superiori
  • apparati portatili e fissi economici e robusti

Ma il vero valore non è solo tecnico.

I cosiddetti “difetti” della CB:

  • antenna dedicata
  • minimo di competenza
  • assenza di immediatezza giocattolo

sono in realtà un filtro naturale.

È difficile trovare:

  • bambini che disturbano
  • attività commerciali casuali
  • uso compulsivo e disordinato

Oggi la CB non invita al caos, e questo in emergenza è fondamentale.

UNA BANDA CHE HA GIÀ FUNZIONATO QUANDO SERVIVA

A differenza di altri sistemi, la CB ha uno storico emergenziale reale.

Ha:

  • procedure note
  • canali riconosciuti
  • riferimenti rapidi anche sotto stress

Il canale 19 come chiamata generale. Il canale 9 come riferimento per emergenza e coordinamento. Non sono nostalgie. Sono ancore operative che aiutano quando la lucidità cala. La PMR non ha questa memoria collettiva. La CB sì.

CITTÀ, PAESI, TERRITORIO: LA STESSA LOGICA FUNZIONA OVUNQUE

Uno degli aspetti che ha pesato di più nella valutazione è la versatilità territoriale.

La CB:

  • funziona in grande città
  • funziona in piccoli centri
  • funziona in pianura e in collina
  • non dipende da infrastrutture complesse

Questo la rende uno standard comune, comprensibile e replicabile ovunque. Ed è esattamente ciò che serve a una rete di Prepping Cittadino pensata per famiglie e cittadini, non per specialisti.

UNA RETE CHE ESISTE ANCHE QUANDO NON SI VEDE

L’obiettivo non è creare una community rumorosa sempre attiva. L’obiettivo è sapere che esiste un riferimento.

Una rete CB oggi è:

  • silenziosa
  • distribuita
  • pronta
  • non invasiva

Non serve usarla tutti i giorni. Serve poterla accendere quando serve davvero.

UNA SCELTA LUCIDA PER UN MONDO INSTABILE

Instabilità geopolitica, eventi meteo estremi, stress delle infrastrutture urbane: non portano all’apocalisse, ma a interruzioni sempre più frequenti della normalità. Il Prepping Cittadino risponde a questo scenario con strumenti semplici, collaudati, concreti. La CB non promette miracoli. Promette continuità comunicativa quando tutto il resto diventa confuso. Nel Prepping Cittadino non vince lo strumento più moderno, ma quello che resiste meglio al caos. Oggi, per le famiglie e per il contesto urbano reale, la CB è una scelta razionale, accessibile e già pronta all’uso.

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AUTOVELOX IN ITALIA ECCO DOVE SONO

La chiusura ufficiale del registro nazionale degli autovelox, avvenuta il 28 novembre con comunicazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, segna un punto di svolta per la circolazione su tutto il territorio italiano. Per la prima volta esiste un elenco nazionale che stabilisce con precisione quali dispositivi possono realmente produrre sanzioni e quali, di fatto, diventano inutilizzabili perché non registrati entro i termini. È un passaggio che riguarda automobilisti, amministrazioni, e anche chi ragiona in ottica di Prepping Cittadino, perché interpretare correttamente questo cambiamento non riguarda “evitare le multe”, ma comprendere dove si stanno concentrando i punti critici della viabilità urbana.

Il censimento ministeriale ha richiesto a Comuni, Province, Regioni, Polizie Locali e organi di Polizia Stradale di registrare ogni strumento utilizzato per il controllo della velocità. Tutto ciò che non compare nel registro non può essere utilizzato per accertare violazioni. E questo implica che la presenza ufficiale di un dispositivo non è solo una questione di legalità, ma una fotografia precisa delle zone ad alta criticità individuate dagli enti.

Analizzando, regione per regione, gli elenchi pubblicati, emerge una struttura molto chiara:

– le principali arterie urbane vengono monitorate con sistemi radar fissi a velocità istantanea;
– i tratti a rischio di incidenti gravi mostrano un incremento dei tutor per la velocità media;
– quasi tutte le città metropolitane hanno introdotto telelaser mobili, spesso più numerosi dei dispositivi fissi;
– le tratte autostradali, soprattutto nelle zone collinari e in prossimità di gallerie, presentano installazioni uniformi e costanti.

Per esempio Genova, dove l’elenco ufficiale mostra ad oggi 18 dispositivi attivi in città, i telelaser mobili in dotazione alla Polizia Locale e sette postazioni autostradali tra A7, A10 e A26. Ma lo schema si ripete in tutte le principali città italiane: Milano, Roma, Torino, Palermo, Bologna, Firenze, Napoli. La distribuzione è quasi sempre la stessa, sintomo di una strategia nazionale precisa.

Per il Prepping Cittadino, la mappa aggiornata degli autovelox e dei tutor ha un valore che va oltre la semplice normativa stradale. Questo tipo di dispositivi viene installato dove il traffico raggiunge livelli critici, dove la velocità non controllata produce incidenti, dove le condizioni della strada sono note per creare disagi durante piogge intense o nevicate. Le zone con maggiore densità di autovelox corrispondono spesso ai punti in cui, in caso di emergenza, si rischiano blocchi improvvisi e permanenze forzate in auto.

Non è un caso se molte tratte monitorate sono le stesse che, durante alluvioni, frane, incendi o incidenti multipli, vengono chiuse o ridotte a una sola corsia. Leggere la distribuzione degli autovelox come una parte del “paesaggio del rischio” permette di anticipare problematiche, scegliere percorsi alternativi e pianificare con realismo le routine di mobilità della famiglia.

Il quadro nazionale potrebbe cambiare nei prossimi mesi: il registro sarà aggiornato periodicamente, con la possibilità per i Comuni in ritardo di completare la procedura. Ma dal momento della chiusura ufficiale, tutto ciò che non è inserito nell’elenco non può produrre sanzioni e non viene considerato valido ai fini dell’accertamento delle infrazioni.

La nuova mappa degli autovelox non è solo un elenco tecnico: è un indicatore del comportamento della mobilità italiana e delle strade che richiedono più attenzione in un’ottica di sicurezza personale e familiare. Comprenderla significa leggere il territorio con più lucidità, anche fuori dalla logica delle multe.

FIFO

Nel contesto del prepping, l’acronimo FIFO significa “First In, First Out”, cioè “il primo che entra è il primo che esce”.

È una regola fondamentale nella gestione delle scorte, soprattutto per alimenti, batterie, medicinali o carburanti:
significa che ciò che viene acquistato o immagazzinato per primo deve essere consumato o utilizzato per primo, in modo da evitare scadenze, deterioramenti o sprechi.

Esempio pratico in ottica prepping cittadino:

  • Hai una scorta di cibo in scatola o bottiglie d’acqua.
  • Quando ne compri di nuove, le metti dietro a quelle già presenti.
  • Così userai prima i prodotti più vecchi, mantenendo il magazzino sempre aggiornato e in perfetta rotazione.

In sintesi: FIFO = rotazione intelligente delle riserve, per avere sempre scorte fresche, sicure e realmente utilizzabili in caso di emergenza.