COS’È E PERCHÉ NASCE IL PROGRAMMA PREPPING CITTADINO CB

Il Prepping Cittadino nasce da un’esigenza semplice e profondamente umana: proteggere la famiglia, sostenere la comunità, aumentare la resilienza quotidiana delle persone comuni.
Non nasce dalla paura, non nasce da scenari apocalittici, non nasce da ideologie estremistiche. Nasce dall’osservazione della realtà così com’è, con i suoi limiti, le sue fragilità e la necessità concreta di essere un po’ più pronti, senza stravolgere la propria vita.

Il cuore del Prepping Cittadino è la famiglia, intesa non solo come nucleo domestico, ma come primo presidio sociale. Una famiglia che comunica, che si coordina, che mantiene lucidità e contatto con l’esterno è una famiglia che regge meglio qualsiasi imprevisto. Da qui si allarga il cerchio: il quartiere, il paese, la città. È una visione calda, solidale, civica, non individualista.

È importante dirlo con chiarezza: il Prepping Cittadino non ha nulla a che vedere con il prepping estremistico o apocalittico. Non condividiamo l’idea di isolamento, di accumulo ossessivo, di visioni catastrofiste o di contrapposizione alla società. Al contrario, il nostro approccio è inclusivo, realistico e socialmente utile. Prepararsi significa ridurre il caos, non alimentarlo.

Nel corso dei mesi, il percorso di Prepping Cittadino si è evoluto. Attraverso studi, confronti, test pratici e analisi concrete, sono state valutate diverse soluzioni per uno degli aspetti più delicati della resilienza: la comunicazione. Una comunicazione che fosse accessibile, affidabile, indipendente dalle piattaforme commerciali, sostenibile nei costi e comprensibile anche a chi non ha competenze tecniche avanzate.

Dopo molte valutazioni, la scelta è ricaduta non per caso sulla Banda Cittadina (CB). La CB ha una storia comprovata nell’ambito delle comunicazioni civili ed emergenziali. È stata per decenni uno strumento di supporto reale per cittadini, famiglie, viaggiatori, soccorritori informali e comunità locali. Oggi, paradossalmente, proprio perché è stata abbandonata, si trova in una condizione ideale: frequenze libere, poco rumore, spazio per ordine e disciplina.

La Banda CB rappresenta un equilibrio raro:

  • è facilmente accessibile a tutti
  • richiede un investimento economico contenuto
  • non è banale né caotica
  • richiede un minimo di competenza, responsabilità e consapevolezza
  • evita la zona grigia e iper-affollata della PMR 446

Questo equilibrio è fondamentale. Il programma Prepping Cittadino CB non vuole una massa indistinta di persone che parlano a caso. Vuole una presenza consapevole, distribuita sul territorio nazionale, capace di presidiare, comunicare e creare fiducia nel tempo.

La Banda CB, oggi deserta, offre qualcosa di prezioso: spazio e ordine. Due elementi indispensabili per costruire un programma di resilienza cittadina concreto, realistico e realmente attuabile su scala nazionale. Non teoria, non slogan, ma pratica quotidiana.

Prepping Cittadino CB è quindi il risultato di un percorso ponderato, non di una scelta impulsiva.
È una risposta moderna che utilizza uno strumento semplice, collaudato e umano, rimettendolo al centro con una visione nuova: servire la famiglia, rafforzare la comunità, rendere i cittadini un po’ più resilienti, insieme.

DIGITAL BLACKOUT

Il Digital Blackout è uno degli scenari più sottovalutati, ma tra i più concreti e devastanti per una società urbana interconnessa. Non si parla solo di internet che “non prende”, ma di collasso digitale temporaneo o prolungato: servizi cloud inaccessibili, bancomat bloccati, assenza di segnale, crash delle app, interruzione delle piattaforme social e informatiche, blackout DNS o attacchi informatici.

Nel Prepping Cittadino, affrontare il digital blackout significa tornare a comunicare, pagare, organizzarsi e orientarsi senza fare affidamento sul digitale.

Modulo 1 – Capire il Digital Blackout

Scopo: far comprendere la portata reale del collasso digitale.

  • Cos’è un digital blackout: interruzione totale o parziale dei sistemi digitali
  • Differenza tra disservizio momentaneo e collasso sistemico
  • Gli anelli deboli: DNS, server cloud, antenne, routing, app centrali
  • Esempi reali: blackout WhatsApp, crash Amazon, disservizi INPS o SPID
  • Perché il cittadino è il primo a subirne le conseguenze

Modulo 2 – Cosa salta davvero in un digital blackout

Scopo: anticipare i problemi prima che accadano.

  • Nessun accesso a internet, app bancarie, mail, social, navigatori
  • POS fuori uso, ATM disattivati: come cambia la spesa quotidiana
  • Nessun backup accessibile, nessuna autenticazione SPID o 2FA
  • Difficoltà nelle comunicazioni familiari e lavorative
  • Impossibilità di ricevere aggiornamenti ufficiali

Modulo 3 – Comunicazione alternativa senza rete

Scopo: garantire continuità comunicativa tra familiari, amici, comunità.

  • PoC Radio: come funzionano anche senza rete Wi-Fi/4G
  • Walkie-talkie e PMR446: vantaggi e limiti
  • App di comunicazione mesh (es: Briar, Bridgefy): quando servono
  • Codici vocali, parole chiave e protocolli semplici da memorizzare
  • Routine familiari di contatto in assenza di telefono

Modulo 4 – Organizzazione e orientamento offline

Scopo: muoversi, informarsi, prendere decisioni anche senza digitale.

  • Mappe cartacee, piani stampati, punti di riferimento fisici
  • Agenda analogica con contatti, orari, indirizzi utili
  • Notiziari radio, gruppi locali vocali, fonti alternative di informazione
  • Pianificare una giornata senza digitale: esercizio pratico
  • Come raccogliere e trasmettere informazioni in modo manuale

Modulo 5 – Pagamenti e gestione risorse senza digitale

Scopo: essere autonomi anche quando banche, POS e conti sono bloccati.

  • Soldi contanti: quanto tenerne, dove, in che tagli
  • Metodi alternativi: buoni, scambi, baratto locale
  • Tracciare le spese manualmente: blocchi note, tabelle cartacee
  • Come organizzare un piccolo fondo familiare offline
  • Quando l’acquisto diventa scambio: costruire reti fidate

Modulo 6 – Dopo il blackout digitale: cosa salvare, cosa cambiare

Scopo: migliorare la resilienza informatica e personale.

  • Diario dell’evento: cosa ha funzionato e cosa no
  • Scaricare versioni offline dei dati davvero importanti
  • Ripensare l’identità digitale: troppa dipendenza?
  • Checklist settimanale di backup locali
  • Reti ibride locali: come iniziare a costruirle

COMUNICAZIONE RESILIENTE

Stiamo entrando in una delle sezioni più complesse e strategiche del Prepping Cittadino: la comunicazione in emergenza.

Questo modulo non è un semplice “parlare di radio”: è il cuore della resilienza urbana e familiare. In caso di blackout, eventi climatici estremi, sovraccarico della rete dati, interruzione di internet o saturazione delle piattaforme di messaggistica, le telecomunicazioni diventano il primo punto debole del sistema.

Ed è qui che il Prepping Cittadino può offrire soluzioni reali, stratificate, inclusive e soprattutto funzionanti.

Modulo 1 – Il problema della comunicazione nel mondo moderno

Scopo: far capire il rischio reale della comunicazione centralizzata.

  • Perché le comunicazioni sono fragili: dipendenza da server, app, dati e rete
  • I tre livelli di rottura: batteria, connettività, saturazione delle piattaforme
  • Cosa accade quando WhatsApp, Telegram o le chiamate smettono di funzionare
  • Cosa si perde davvero: non solo il messaggio, ma la connessione sociale
  • Perché il prepping cittadino deve partire dalla comunicazione

Modulo 2 – Livelli di comunicazione in emergenza

Scopo: creare una mappa mentale chiara dei mezzi disponibili, con i loro pro e contro.

  • Comunicazione diretta (voce, fischio, segnali visivi)
  • Comunicazione analogica (radioline PMR446, CB, LPD, Walkie Talkie)
  • Comunicazione digitale su IP (PoC Radio, Zello, DVSwitch)
  • Comunicazione autonoma e autonoma (radioamatori, HF/VHF/UHF)
  • Comunicazione ibrida: fallback progressivo in base allo scenario
  • Differenze tra comunicazione uno a uno, uno a molti, molti a uno

Modulo 3 – Dispositivi per il cittadino: cosa usare davvero

Scopo: fornire strumenti concreti e realistici per ogni profilo di utente.

  • Le PoC Radio: cosa sono, come funzionano, vantaggi e limiti
  • I dispositivi PMR446: facili, economici, utili in città e in condominio
  • La radio CB urbana: utile ancora oggi?
  • La comunicazione peer-to-peer via App senza rete (es: Bridgefy, Briar)
  • Quando è il caso di pensare alla patente da radioamatore (e cosa comporta)
  • Smartphone: come trasformarli in strumenti resilienti con pochi accorgimenti
  • Kit comunicazione da tenere in casa, in auto e nello zaino urbano

Modulo 4 – Reti, ponti e canali: come costruire un sistema funzionante

Scopo: strutturare una rete logica, scalabile e replicabile.

  • La rete radio cittadina: creare un gruppo con canale condiviso
  • Come funzionano i ponti PoC: copertura, canali, centrale operativa
  • La differenza tra canali privati e pubblici in emergenza
  • PMR446: scelta dei canali, codice CTCSS, privacy e portata reale
  • Il ruolo della centrale operativa PoC: cosa può e non può fare
  • Simulazioni mensili: l’unico modo per sapere se tutto funziona davvero

Modulo 5 – Aspetti tecnici: configurazioni, batterie, interferenze

Scopo: offrire nozioni concrete ma accessibili per garantire operatività.

  • Differenza tra VHF e UHF: cosa serve sapere davvero
  • Durata reale delle batterie in emergenza (smartphone vs radio dedicata)
  • Ricarica: powerbank, pannelli solari, batterie esterne
  • Dove mettere la radio in casa per massima copertura (suggerimenti pratici)
  • Interferenze domestiche: cosa le genera e come ridurle
  • Portata teorica vs portata reale: come testarla prima

Modulo 6 – Comunicazione inclusiva: bambini, anziani, disabili

Scopo: adattare i sistemi alla realtà delle famiglie.

  • Come spiegare la radio a un bambino in modo semplice
  • Codici vocali per bambini e anziani (es: “Sto bene”, “Ho bisogno”, “Non posso parlare”)
  • Etichette e adesivi parlanti: la radio come oggetto comprensibile
  • Routine settimanali: far diventare la radio un oggetto familiare
  • Allenamento alla comunicazione breve, chiara, utile
  • Il ruolo dei giovani come “interpreti tecnologici” per la famiglia